ACQUE PIOVANE

TRATTAMENTO ACQUE DI PRIMA PIOGGIA

Per acqua di prima pioggia si intendono i primi 5 mm di acqua per ogni evento meteorico per ogni metro quadrato di superficie impermeabile dotata di rete drenante. Ai fini del calcolo delle portate si stabilisce che tale quantitativo di acqua raggiunge la superficie in 15 minuti.

Con lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni, si è incrementata in modo eccezionale la quantità di aree impermeabili soprattutto destinate ad usi produttivi e/o commerciali. Per questo sono state messe a punto delle normative che prevedono l'obbligo di accumulare le acque meteoriche ricadenti sulle superfici impermeabili e di trattarle al fine di evitare il recapito nei corsi d'acqua o nelle pubbliche fognature di sabbia, terriccio, idrocarburi, residui oleosi, particelle di materiali di consumo provenienti dagli autoveicoli circolanti, eccetera.

A tal fine la prima normativa che ha regolamentato l'afflusso e il trattamento di questo tipo di acque è stata quella della Regione Lombardia che con la Legge n.62 del 27 maggio 1985 ha definito cosa si intende per "acqua di prima pioggia" e quali sono i trattamenti indispensabili.

IN EMILIA ROMAGNA LE NORMATIVE DI RIFERIMENTO SONO LE DELIBERE 285/05 E 1860/06.

Col Decreto Legislativo n.152 dell'11 maggio 1999 e successivamente col Decreto Legislativo n.152 del 3 aprile 2006 la normativa nazionale ha recepito il concetto di acque di prima pioggia e all'articolo n.113 del D.Lgs n.152/2006 si legge:

"Ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell'Ambiente e della tutela dei territori, disciplinano e attuano:

a) le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento, provenienti da reti fognarie separate;b) i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l'eventuale autorizzazione".  

RECUPERO ACQUE PIOVANE

Un sistema di recupero dell’acqua piovana è solitamente composto da 4 elementi: una superficie di raccolta (nella situazione più classica si tratta di un tetto), un sistema di convoglio (generalmente costituito da una grondaia), un condotto di drenaggio che conduce l’acqua piovana recuperata in un contenitore di stoccaggio.

Le classiche grondaie per il recupero dell’acqua piovana sono disponibili in una molteplice varietà di materiali, quelle più diffuse sono in acciaio zincato, PVC o bambù. Una volta recuperata, l’acqua piovana può essere utilizzata per uso domestico, per la cura del giardino, per le toilettes… più raramente, l’acqua piovana recuperata viene trasformata in acqua potabile dopo aver subito un ulteriore trattamento.

Il recupero dell’acqua piovana si pone come una soluzione all’imminente crisi idrica. I sistemi per il recupero dell’acqua piovano sono relativamente poco costosi e l’intero principio può godere di un’alta efficienza, l’unico limite è imposto dalla capacità del serbatoio di stoccaggio e dalla superficie di raccolta.

In commercio esistono una gran varietà di serbatoi: da quelli interrati a quelli a forma di ancora da collocare vicino alle pareti di casa, in prossimità della grondaia. Quando si vuole sfruttare una grondaia per il recupero dell’acqua piovana, bisogna tenere in considerazione alcuni fattori:
-fattori ostruttori
-fattori distruttori

Gli alberi, con semi e foglie possono ostruire il sistema di convoglio delle grondaie mentre le radici dell’albero rischiano di danneggiare sia le fondazioni, sia il rivestimento del serbatoio interrato causando crepe e perdite. Una seconda considerazione va fatta tenendo presente il tipo di terreno: meglio interrare il serbatoio nei pressi di un terreno roccioso, duro o compatto. Un terreno duro tenderà a limitare i danni di eventuali crepe limitando al minimo le perdite. Un terreno roccioso può addirittura restringere le crepe, al contrario, un terreno soffice può espanderle.

Un sistema di recupero dell’acqua piovana massimizza la sua efficacia nelle zone in cui la quantità di precipitazione è compresa tra i 100 e i 500 mm per anno. Uno studio condotto dall’olandese CIR (Centro Internazionale di Ricerca, Olanda) ha concluso che la raccolta dell’acqua piovana è più economica e conveniente dove le precipitazioni sono comprese tra i 100 e i 500 mm per anno. Se la quantità di precipitazioni supera i 500 mm, i costi per gli impianti e la manutenzione legata al recupero supereranno i benefici, così come se la quantità di precipitazione è inferiore ai 100 mm, i vantaggi non potrebbero coprire i costi in tempi ragionevoli.

LINEE GUIDA ARPA EMR.

LINEE GUIDA ENIA – ARPA

Scarichi di acque di prima pioggia e/o dilavamento aree esterne

 

Acque di prima pioggia e/o di dilavamento

 

Al fine di fornire indicazioni omogenee su come gestire la problematica connessa con il trattamento delle acque reflue meteoriche e di dilavamento derivanti da aree a destinazione produttiva/commerciale, appare utile delineare specifici indirizzi tecnico-gestionali, in linea con i criteri applicativi utilizzati da Arpa.

 

Acque di prima pioggia

Sono identificate nei primi 5 mm di acqua meteorica di dilavamento, uniformemente distribuita su tutta la superficie scolante servita dal sistema di drenaggio.

Per il calcolo delle relative portate si assume che tale valore venga raggiunto dopo un periodo di tempo di 15 minuti di pioggia.

 

Acque di seconda pioggia

Sono identificate come le acque meteoriche di dilavamento, derivanti dalla superficie scolante servita dal sistema di drenaggio e avviata allo scarico nel corpo recettore in tempi successivi a quelli definiti per il calcolo delle acque di prima pioggia (dopo i primi 15 minuti). Tali acque non sono soggette ad alcuna autorizzazione allo scarico, né al rispetto di alcun limite.

 

Acque reflue di dilavamento

Il dilavamento delle superfici scoperte, in relazione alle attività che in esse si svolgono o agli usi previsti, non si esaurisce con le acque di prima pioggia bensì si protrae nell'arco di tempo in cui permangono gli eventi piovosi.

In linea generale tali condizioni si realizzano quando non sono state adottate le misure atte ad evitare/contenere, durante il periodo di pioggia, il dilavamento delle zone nelle quali si svolgano fasi di lavorazione o attività di deposito/stoccaggio di materie prime/prodotto finito/scarti o rifiuti.

 

Insediamenti soggetti alla normativa acque di prima pioggia e/o dilavamento

 

Sono soggetti alla produzione di acque di prima pioggia e/o dilavamento, e quindi obbligati al rispetto delle disposizioni di cui alla Deliberazione di Giunta Regionale n. 286/2005 e Deliberazione di Giunta Regionale n. 1886/2006 gli stabilimenti o insediamenti con destinazione commerciale o di produzione di beni le cui aree esterne siano adibite all’accumulo / deposito / stoccaggio di materie prime, di prodotti o scarti / rifiuti, allo svolgimento di fasi di lavorazione o ad altri usi per cui vi sia la possibilità di dilavamento delle superfici impermeabili scoperte di sostanze pericolose o di sostanze che possono pregiudicare il conseguimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

A titolo indicativo si indicano i seguenti settori produttivi e/o attività specifiche:

-       Industria petrolifera;

-       Industrie / impianti chimici;

-       Impianti di produzione e trasformazione dei metalli (produzione di ghisa/acciaio, fonderie)

-       Trattamento e rivestimento superficiale dei metalli;

-       Stazioni di distribuzione carburante;

-       Depositi all’ingrosso di preparati / sostanze liquide o solide, anche pericolose;

-       Deposito di veicoli destinati alla rottamazione;

-       Demolizione autoveicoli ai sensi del D.Lgs. 209/2003;

-       Deposito di rifiuti, centri di raccolta / stoccaggio / trasformazione di rifiuti.

 

Criteri di esclusione

 

L’esclusione dalle disposizioni delle Deliberazioni di Giunta Regionale n. 286/2005 e n. 1860/2006, frutto di una autovalutazione interna della ditta, si ha quando si presentano le seguenti condizioni:

 

¨     superfici destinate esclusivamente a parcheggio degli autoveicoli delle maestranze e dei clienti, compresi quelli a servizio dell’attività dell’azienda, nonché al transito degli automezzi anche pesanti connessi alle attività svolte (da verificarsi in presenza di depositi alla rinfusa o materiale polverulento);

 

¨     aree esterne di insediamenti/stabilimenti destinati ad attività commerciale o di produzione di beni, dotate di superfici impermeabili scoperte adibite esclusivamente al deposito di prodotti finiti e delle materie prime, connessi all’attività dello stabilimento, eseguito con modalità e tipologie di protezione tali da evitare oggettivamente il dilavamento delle acque meteoriche (ad es. materiale completamente protetto da imballi, strutture/sistemi di protezione ecc.). In tale contesto occorre precisare che il dilavamento di materiali inerti (legno grezzo non trattato, piastrelle, mattoni, aggregati cementizi) che non provoca per loro stessa natura il rilascio di sostanze inquinanti e pertanto il solo deposito dei medesimi, ancorchè non protetti, rientra nella fattispecie dell’esclusione.

 

¨     aree/superfici scoperte a servizio di esercizi commerciali:

  • “esercizi di vicinato” superficie di vendita non superiore a 150 m2 per comuni con meno di 10.000 abitanti;
  • “esercizi di vicinato” superficie di vendita non superiore a  250 m2 per comuni con più di 10.000 abitanti;
  • “medie strutture di vendita”  superficie superiore a  250 m2 e fino a 1500 m2 per comuni  con meno di 10.000 abitanti e con superfici fino a 2.500 m2 nei comuni con più di 10.000 abitanti.

 

 

Piano di Gestione

 

Nel caso in cui uno stabilimento/insediamento sia soggetto alle disposizioni della direttiva, ma può dimostrare che, nello svolgimento delle sue attività non causa contaminazione della superficie scolante (per tutte le superfici o solo per parte di esse), potrà predisporre un Piano di Gestione delle aree impermeabili scoperte, da inoltrare al Comune territorialmente competente, con il quale fornirà una dettagliata descrizione delle modalità organizzativo – gestionali  e degli accorgimenti tecnici o strutturali predisposti o che si intendono predisporre per evitare la contaminazione delle acque meteoriche. Il Comune ne inoltrerà copia ad Enìa  S.p.A. se l’insediamento ha attivo lo scarico in pubblica fognatura nera o mista.

 

E’ in ogni caso opportuno che da parte del titolare dell’insediamento soggetto alle disposizioni sulle acque meteoriche e di dilavamento, venga attivato un percorso di revisione/razionalizzazione delle modalità di utilizzo delle superfici impermeabili scoperte, nell’ottica del conseguimento dei seguenti obiettivi specifici:

 

a)    riduzione delle superfici scoperte impermeabili soggette alle disposizioni della direttiva, con la possibilità di richiederne la parziale esclusione, a fronte della delimitazione delle diverse aree destinate alle varie attività, tra quelle soggette a rischio di dilavamento (fasi di lavorazione, depositi di materie prime etc.) e quelle non interessate da tale rischio. La richiesta deve essere adeguatamente motivata e accompagnata da idonea documentazione, in particolare il Piano di Gestione;

 

b)    riduzione significativa dei volumi di acque meteoriche da gestire come “acque di prima pioggia” o “acque reflue di dilavamento” quando, con le valutazioni di cui alla precedente lettera a), si sia scelto di effettuare interventi di parzializzazione della superficie scolante e della rete fognaria, in modo che l’area individuata come non soggetta alle disposizioni della direttiva, se dotata di proprie canalizzazioni di raccolta delle acque meteoriche indipendenti e separate da quelle a servizio della restante superficie scolante, possa essere esclusa dal computo del volume di acque meteoriche da trattare.

 

c)    esclusione delle superfici scoperte impermeabili soggette alle disposizioni della direttiva quando il Piano di Gestione dalle aree impermeabili scoperte soggette al deposito di materiali, documenti che nel corso dello svolgimento delle normali attività non possono derivare pericoli di contaminazione delle relative superfici scolanti, tali da provocare l’inquinamento delle acque meteoriche, dette superfici possono essere escluse dalle disposizioni della direttiva. Il predetto piano dovrà contenere una dettagliata descrizione delle modalità organizzativo – gestionali e degli accorgimenti tecnici o strutturali predisposti o che si intendono predisporre per evitare la contaminazione delle acque meteoriche.

 

Obblighi legislativi e amministrativi

 

Ai sensi della Deliberazione di Giunta Regionale n. 1860/2006 il recapito delle acque di prima pioggia e/o di dilavamento deve, di norma, seguire il seguente ordine preferenziale:

  1. pubblica fognatura separata nera o mista
  2. corpo idrico superficiale / pubblica fognatura separata bianca (in caso di certificazione dell’Ente gestore di impossibilità di immissione nella rete nera).

Tali scarichi immessi nella pubblica fognatura sono soggetti ad autorizzazione allo scarico come acque reflue industriali, da richiedersi, al Comune territorialmente competente, compilando il modulo di autorizzazione per acque reflue industriali.

Nel caso di scarico in pubblica fognatura nera o mista il Comune inoltrerà la pratica ad Enìa  S.p.A. per l’ottenimento del parere di conformità ed, eventuale, allacciabilità.

Per i soli scarichi diretti in pubblica fognatura separata bianca il Comune inoltrerà la richiesta di parere ad Arpa.

 

La Relazione Tecnica , da allegare alla pratica autorizzativi, dovrà in particolare contenere:

•      Descrizione dettagliata del ciclo produttivo dell’azienda evidenziando tutte le fasi che danno origine o ad acque reflue di dilavamento o ad acque di prima pioggia (lavorazioni esterne, stoccaggi di materie prime o rifiuti, carico e scarico materiali, etc.). Se esistenti, dovranno essere individuate e descritte le aree escluse da eventuali trattamenti (parcheggi auto maestranze clienti, transito automezzi etc.)

•      Dichiarazione delle superfici e del tipo di pavimentazione dei piazzali da sottoporre o al trattamento in continuo delle acque di dilavamento o al trattamento delle acque di prima pioggia.

•      Metodologia eseguita e descrizioni delle tecniche adottate per definire il tipo e il grado dell’inquinamento nonché il relativo trattamento (prelievi e relative analisi allo scarico; valutazioni in base al ciclo produttivo etc.). 

•   Valutazione delle modalità di trattamento da adottare per abbattere gli inquinanti.

•      Descrizione dei sistemi di depurazione adottati, in relazione al tipo di inquinante nonché la descrizioni e periodicità delle manutenzioni dello stesso (spurghi, asportazione fanghi e oli, pulizia e rigenerazione  dei filtri etc.)

•      Relazione di calcolo per il dimensionamento dei sistemi di depurazione, ai sensi della Deliberazione di Giunta Regionale n. 1860/2006 e conformità degli stessi alla Normativa.

•      Scheda tecnica del costruttore dell’impianto di trattamento  nell’eventualità in cui lo stesso sia prefabbricato.

•      Per gli insediamenti esistenti dovranno essere indicati i tempi di realizzazione degli interventi di adeguamento, tenendo conto della natura/consistenza e complessità dell’intervento, anche in relazione alla possibile incidenza sulle normali condizioni di gestione degli impianti e dello svolgimento delle attività, nonché delle specifiche caratteristiche dell’area oggetto degli interventi di adeguamento.

 

La planimetria relativa alla pratica deve rispondere ai seguenti requisiti:

•      essere in scala opportuna (1:2000 per stabilimenti di piccole e medie dimensioni) con evidenziate, con colorazioni diverse, le aree esterne soggette al trattamento delle acque reflue in continuo o delle acque di prima pioggia con l’indicazione della modalità di stoccaggio dei rifiuti/materie prime (container, cumuli, etc.). Dovranno essere altresì evidenziate le aree che a seguito dell’evento meteorico non generano un inquinamento.  

•      dovranno essere evidenziate, con colorazioni diverse, tutte le linee che rappresentano le varie reti fognarie (acque di prima pioggia, acque di dilavamento, acque meteoriche), con indicazione dei pozzetti a caditoia, le griglie, i pozzetti di ispezione/raccordo, il pozzetto di ispezione finale/campionamento prima dell’immissione nel corpo recettore, per tutte le tipologie di scarico. 

•      nell’elaborato grafico, in scala opportuna e debitamente quotati, dovranno essere indicati i manufatti previsti per il trattamento delle acque inquinate di dilavamento, al fine di verificare la compatibilità dimensionale con quanto riportato nella relazione di calcolo dei sistemi di depurazione.

 

Per i parametri Solidi Sospesi Totali, COD, Idrocarburi totali (ed eventuali altri ritenuti significativi), lo scarico nella pubblica fognatura deve avvenire nel rispetto dei limiti di accettabilità fissati per gli scarichi di acque reflue industriali.

 

 

Prescrizioni

 

 

v    il pozzetto di campionamento finale e i pozzetti di ispezione e manutenzione dell’impianto dovranno essere mantenuti sgombri dai materiali in lavorazione, in modo da consentire in ogni momento ispezioni, manutenzioni, interventi di emergenza e campionamenti dello scarico;

v    con idonea periodicità, dovranno essere effettuati adeguati controlli e manutenzioni alla rete fognaria e all’impianto di trattamento (in particolare spurghi di vasche e filtri ed asportazione dei relativi fanghi);

v    la documentazione relativa alle manutenzioni /smaltimenti eseguiti dovrà essere annotata e conservata a disposizione degli organi di controllo;

v    gli impianti di trattamento delle acque di prima pioggia dovranno prevedere che:

•     la pompa all’interno della vasca di prima pioggia sia predisposta per immettere dopo 48–72 ore dall’evento piovoso i reflui nel disoleatore, con una portata pari a quella dichiarata nel progetto in l/sec;

•     l’impianto di disoleazione sia provvisto di un sistema di avvertimento automatico che segnali il riempimento delle vasche di stoccaggio degli oli e di un sistema finale di chiusura automatica dello scarico che impedisca sversamenti accidentali di reflui non trattati;

v    gli impianti di trattamento delle acque reflue di dilavamento dovranno prevedere che:

•     sia installato un idoneo pozzetto da adibirsi a serbatoio di raccolta degli oli in cui confluiscano gli oli provenienti dalla camera di separazione;

•     l’impianto di disoleazione sia provvisto di un sistema di avvertimento automatico che segnali il riempimento delle vasche di stoccaggio degli oli e di un sistema finale di chiusura automatica dello scarico che impedisca sversamenti accidentali di reflui non trattati;

 

Specifiche tecniche

 

Ai fini del corretto dimensionamento dei sistemi di trattamento delle acque di prima pioggia e/o di dilavamento si può fare riferimento ai seguenti valori/coefficienti:

 

  • i = 0,02 l/s m2            (i = intensità delle precipitazioni piovose per trattamenti in continuo)

 

  • i = 0,0056 l/s m2        [i = intensità delle precipitazioni piovose per trattamenti acque di prima pioggia (5 mm/m2 per un tempo massimo di 15 min)]

 

  • Coefficiente di afflusso (Ca) derivante dalla tipologia di superficie scolante

 

Tab. 1

Coefficiente di afflusso

Superficie

1

Superfici totalmente impermeabili

0.5

Misto cemento / ghiaia

0.3

Ghiaia / stabilizzato

 

 

  • Coefficiente di ritardo (Cr) derivante dalla tipologia di superficie scolante

 

Per il calcolo delle portate da sottoporre a trattamento delle acque meteoriche derivanti esclusivamente da superfici scoperte impermeabili (³ 5.000 m2) di stabilimenti/impianti di lavorazione di materiali lapidei e produzione di conglomerati bituminosi (ove vengano stoccati in cumuli: ghiaia, sabbie e prodotti derivanti da impianti di cava), bisognerà considerare oltre al coefficiente di afflusso Ca anche il coefficiente di ritardo Cr (funzione della tipologia di area scolante e della relativa superficie)

 

Tab. 2

Area (ha) ®

0,5 - 5

 

Ca ®

 

0,30

 

0,50

 

1

 

Cr ®

 

0,47

 

0,54

 

0,59

 

  • Tempo di separazione (ts) in funzione delle specifiche densità dell’olio.

 

Tab. 3

Densità olio g/cm3

Tempo di separazione ts min

Fino a  0,85

16,6 (stazioni di servizio)

Tra 0,85 e 0,90

33,3 (impianti autolavaggio)

Tra 0,90 e 0,95

50,0 (autodemolitori e rottamai)

 

  • Tempo di separazione (ts) in funzione dei materiali solidi sedimentabili.

Tab. 4

Tipologia dei materiali sedimentabili

Tempo di ritenzione in minuti

Sabbie e materiale particellare pesante

30

Polvere e materiale particellare leggero

45

 

 

  • Quantità di fango prevista per il calcolo del volume minimo del sedimentatore.

 

Tab. 5

Tipologia della lavorazione

Coefficiente Cf

Ridotta

Tutte le aree di raccolta dell’acqua piovana in cui sono presenti piccole quantità di limo prodotto dal traffico o similari, vale a dire bacini di raccolta in aree di stoccaggio carburante e stazioni di rifornimento coperte

 

100

Media

Stazioni di rifornimento, autolavaggi manuali, lavaggio di componenti, aree di lavaggio bus.

200

Elevata

Impianti di lavaggio per veicoli da cantiere,macchine da cantiere, aree di lavaggio autocarri, autolavaggi self-service.

300

 

 

 

Esempi

 

A titolo esemplificativo vengono sotto riportate le modalità di calcolo per alcune tipologie di attività

che generano sia acque di prima pioggia sia acque reflue di dilavamento.

 

Area di distribuzione carburanti

 

Trattamento delle acque di prima pioggia con impianto di sedimentazione e successivo rilancio tramite pompa in impianto di disoleazione.

 

 

Vasca di Prima Pioggia = Volume di prima pioggia + Volume di sedimentazione 

 

Volume di prima pioggia:                                                                   VPP = S x 5 mm

Volume di sedimentazione (volume dei fanghi):                     VSED = Q x Cf 

Portata :                                                                                                                   Q = S x i

 

Dati di ingresso:          S (superficie del piazzale scolante) = 6000 m2.

Qp (portata della pompa dell’impianto) = 2,64 l/s

ts  (tempo di separazione) = 16,6 min (per reflui con densità dell’olio < 0,85 g/cm3 )

Coefficiente quantità di fango ridotta pari a 100.

 

Dimensionamento volume prima pioggia:                  VPP = S x 5 mm = 6000 m2 x 0,005 m= 30,00 m3

Portata:                                                                                                        Q = S x i = 6000 m2 x 0,0056 l/s m2 = 33,6 l/s

Dimensionamento volume di sedimentazione:            VSED [m3] = Q x Cf = 33,6 l/s x 100 /1000 = 3,36 m3

Dimensionamento volume di disoleazione:                 VDIS = QP x ts = 2,64 l/s x 16,6 min = 2,64 l/s x 16,6 x 60 s/1000 =  2,63 m3. 

 

Volume totale della vasca di prima pioggia ³ volume di prima pioggia (VPP) + volume di

sedimentazione (VSED) ³ 30,00 m3+ 3,36 m3 ³ 33,36 m3.

 

 

 

 

 

 

Piazzale con deposito che produce inquinamento di soli solidi sedimentabili

 

Trattamento delle acque di prima pioggia con impianto di sedimentazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vasca di Prima Pioggia = Volume di prima pioggia + Volume di sedimentazione 

 

 

 

Volume di prima pioggia:                                                                   VPP = S x 5 mm

Volume di sedimentazione (volume dei fanghi):                     VSED = Q x Cf 

Portata :                                                                                                                   Q = S x i

 

 

Dati di ingresso:          S (superficie del piazzale scolante) = 1200 m2.

Coefficiente quantità di fango elevata pari a 300.

 

 

Dimensionamento volume prima pioggia:                  VPP = S x 5 mm = 1200 m2 x 0,005 m= 6,00 m3

Portata:                                                                                                        Q = S x i = 1200 m2 x 0,0056 l/s m2 = 6,72 l/s

Dimensionamento volume di sedimentazione:            VSED [m3] = Q x Cf = 6,72 l/s x 300 /1000 = 2,02 m3

 

Volume totale della vasca di prima pioggia ³ volume di prima pioggia (VPP) + volume di sedimentazione (VSED) ³ 6,00 m3+ 2,02 m3 ³ 8,02 m3.

 

Lavorazioni inerti

 

 

Trattamento delle acque reflue di dilavamento con impianto di sedimentazione in continuo.

 

 

 

 

Vasca di trattamento in continuo = Volume di separazione + Volume di sedimentazione 

 

Volume di separazione:                                                                                 VSEP = Q x ts 

Portata:                                                                                                                    Q = S x Ca x i

Volume di sedimentazione (volume dei fanghi):                     VSED = Q x Cf

 

 

 

1.         Dati di ingresso (senza applicazione del coefficiente di ritardo):

 

S (superficie del piazzale scolante) = 4500 m2.

Ca (coefficiente di afflusso) = 0,3

ts  (tempo di separazione min) = 30,0 min 

Cf (Coefficiente quantità di fango) elevata pari a 300.

 

Portata:                                                                                                        Q = S x Ca x i = 4500 m2 x 0,3 x 0,02 l/s m2 = 27 l/s 

Dimensionamento volume di separazione:                 VSEP = Q x ts = 27 l/s x 30 min = 27 l/s x 30 x 60 s / 1000 = 

= 48,6 m3

Dimensionamento volume di sedimentazione:            VSED = Q x Cf = 27 l/s x 300 /1000 = 8,10 m3

 

Volume totale della vasca di trattamento in continuo ³ volume di separazione (VSEP) + volume di sedimentazione (VSED) ³ 48,6 m3+ 8,10 m3 ³ 56,7 m3.

 

 

2.         Dati di ingresso (con applicazione del coefficiente di ritardo):

 

S (superficie del piazzale scolante) = 7500 m2

Ca (coefficiente di afflusso) = 0,3

ts (tempo di separazione) = 30 min 

Cf (Coefficiente quantità di fango) elevata = 300

Cr (coefficiente di ritardo) = 0,47

 

Portata:                                                                     Q = S x Ca x i x Cr = 7500 m2 x 0,3 x 0,02 l/s x 0,47 m2 = 21 l/s 

Volume di separazione:                                   VSEP = Q x ts = 21 l/s x 30 min = 21 l/s x 30 x 60 s / 1000 = 38 m3

Volume di sedimentazione:                 VSED = Q x Cf = 21 l/s x 300 /1000 = 6,50 m3

 

Volume totale della vasca di trattamento in continuo ³ volume di separazione (VSEP) + volume di sedimentazione  (VSED) ³ 38,00 m3+ 6,50 m3 ³ 44,50 m3.

 

 

 

Area rottamazione con deposito blocco motori

 

Trattamento delle acque reflue di dilavamento con impianto di disoleazione e sedimentazione in continuo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vasca di trattamento in continuo = Volume di separazione + Volume di sedimentazione

 

Volume di separazione:                                                                                 VSEP = Q x ts 

Portata:                                                                                                                    Q = S x Ca x i

Volume di sedimentazione (volume dei fanghi):                     VSED = Q x Cf 

Volume del serbatoio per il recupero degli oli:            VOIL = CO x S

 

VOIL:       Volume utile del vano degli oli in m3

S:            Superficie scolante drenante servita dalla rete di drenaggio in m2

CO:          Coefficiente per il volume del serbatoio degli oli pari a 0,006 m3/m2

 

Dati di ingresso:          S (superficie del piazzale scolante) = 237,34 m2.

Ca (coefficiente di afflusso) = 1 (superficie impermeabile)

ts  (tempo di separazione) = 50,0 min 

Cf (coefficiente quantità di fango) media pari a 200.

Coefficiente di deposito oli pari a 0,006 [m3/m2]

 

 

Portata:                                                                                                        Q = S x Ca x i = 237,34 m2 x 1 x 0,02 l/s m2 = 4,75 l/s 

Dimensionamento volume di separazione:                 VSEP = Q x ts = 4,75 l/s x 50 min = 4,75 l/s x 50 x 60 s /1000 =  14,25 m3

Dimensionamento volume di sedimentazione:            VSED = Q x Cf = 4,75 l/s x 200 /1000 = 0,95 m3

Dimensionamento volume recupero oli:  VOIL = CO x S = 0,006 m3/m2 x 237,34 m2 = 1,42 m3

 

Volume totale della vasca di trattamento in continuo ³ volume di separazione (VSEP) + volume di sedimentazione (VSED) ³ 12,81 m3+ 0,95 m3 >= 15,20 m3.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ES.FOTOGRAFICO REGIMAZIONE ACQUE METEORICHE